Patrizia: IL GIST E LA MIA NUOVA ME!

Il blog FATTORE K propone la storia emozionante di Patrizia con il GIST,  tumore raro dell’apparato intestinale.

Mi chiamo Patrizia e quest’anno  festeggio sette anni della nuova me!   Ricordo tutto come se fosse successo ieri. Quel giorno, tornando  dal lavoro, mi era venuto il solito bruciore di stomaco e ho preso il solito anti-acido. Nell’arco degli anni avevo fatto qualche gastroscopia  e mi avevano trovato la gastrite. Niente di che.

Insomma, il bruciore non passò, all’ora di sera avevo anche la nausea.  Il mattino dopo, mi sono alzata e mi girava la testa, sono riuscita ad arrivare in bagno e ho vomitato sangue.   Altro che andare al lavoro! 

Al pronto soccorso,  mille domande, esami  del sangue,  trasfusioni di sangue perchè  avevo un emorragia interna già da qualche giorno, un bel tubicino dal naso che andava nello stomaco. Probabile ulcera mi  hanno detto.  Poi gastroscopia.

Mi hanno tenuto a digiuno per 4 o 5 giorni, neanche un goccio d’acqua. Solo una bella dose di gastroprotettore per far ‘guarire’ l’ulcera. Poi finalmente mi hanno portato la cena: il brodino  con la pastina, il purè con prosciutto cotto e crescenza.   Mi ricordo ancora quanto me li sono gustati!!!!

Era sí un ulcera, ma era seduta sopra un bel GIST (un tumore  stromale gastrointestinale – tumore raro della famiglia dei sarcoma. Mica tanto simpatico eh!!) di 5,5 cm confermato anche dalla TAC. Per fortuna l’ulcera ha deciso di farsi sentire.. altrimenti, io non me ne sarei accorta, il mio GIST sarebbe cresciuto tranquillamente e poi quando si sarebbe fatto notare … allora sì che sarebbero stati guai!

Sono andata a casa con la raccomandazione di mangiare solo riso in bianco, carote, zucchine e patate lesse, crescenza e prosciutto cotto. Da bere acqua e thè.  Tre settimane cosi, in attesa di essere chiamata per essere operata.  Finalmente dopo una ventina di giorni mi hanno chiamato e mi hanno detto che avrebbero deciso durante l’operazione se togliere tutto lo stomaco o meno.  Mi hanno lasciato forse 2 cm, praticamente niente.  Istologico T3 N0 M0.  Per fortuna non ho dovuto fare nessuna terapia, il mio GIST era stato bravo e non era ancora andato in giro.

Intanto, a casa,  c’era mio marito e mia figlia che, all’epoca aveva 9 anni, e i miei genitori che abitano al piano superiore.  Mia mamma però, era in ospedale, operata anche lei da pochi giorni.  Lei in un ospedale, io in un’altro.   

A mia figlia  abbiamo deciso di raccontare la verità, cercando di dirle le cose con tutta la tranquillità possibile per non allarmarla.  Lei andava a scuola, andava a danza, faceva le sue cose come sempre.   E alla sera, aiutava il suo papà preparandogli la tovaglietta con i biscotti, lo zucchero, la tazza  per il latte  e la caffettiera pronta per la colazione al mattino.  

Mia figlia è sempre stata molto riservata, è molto sensibile, ma è una tosta.  Era piccola ma è stata una grande!!! 

Dopo l’operazione,  mangiare era un bel dilemma.  Due forchettate ed ero già piena.  Ogni volta che mangiavo erano crampi e corse in bagno. Con il tempo, per fortuna, le cose migliorano.  Bisogna darsi tempo, avere pazienza,  fare da cavia con sé stessi per capire cosa va bene e cosa no.  Se oggi mangi una cosa e ti fa male,  la riprovi fra qualche settimana e probabilmente andrà bene. 

Sono diventata intollerante al latte; l’acqua, (si proprio l’acqua) è pesante da digerire e il risotto e la polenta  mi fanno effetto purga istantanea (ma non per questo non li mangio più!)

Mangio di tutto, l’unica differenza è che le porzioni sono più piccole e il bis e il dolce sono una cosa del passato. A meno che….non aspetto una quarantina di minuti e poi ci sta anche il dolce.  Basta organizzarsi!

E poi rimangono dei piccoli fastidi quotidiani come le crisi ipoglicemiche (fisiologiche perchè non ho il diabete) che ho risolto con caramelle sempre in borsa.  Carenza di vitamina B12 e questa si risolve con una puntura mensile (nel mio caso) a vita. Carenza di vitamina D , che si risolve integrandola  e facendo la MOC per tenere sotto controllo l’osteoporosi.  Anemia sideropenica monitorata ogni 2/3 mesi con aggiunta di integratore di ferro, e ferro per endovena quando i valori sono troppo bassi.  

Mangio in media ogni tre ore. È un problema?  No,  è la mia nuova normalità.   Mia figlia e mio marito mi prendono in giro…dicono che gli costo un patrimonio in cibo, che a fine giornata mangio più di loro, che gli rubo il mangiare dal piatto! Ormai  sono rassegnati!!!

Ho perso in tutto 11 chili con l’operazione.  In 6 anni e mezzo ne ho recuperati 3.   Sono filiforme, peso 47 chili e dovrei pesare sui 54/55.  E qua subentrano gli amici preoccupati che peso poco – mi raccomandano di portare dietro sempre qualche sasso da tenere in tasca quando c’è vento, mica che volassi via….

Io so solo che sono qua e sono felice. Mi tengo strette le persone più vicino a me che sono eccezionali, erano e sono tuttora qua per me e con me, sempre!

Non ho più lo stomaco ma è come si mi si fossero aperti occhi e mente.  Il mio GIST, MIO… perchè tutto questo appartiene a me, mi ha insegnato tante cose.  Mi ha insegnato che sono tosta, io che avevo tante paure e dubbi su me stessa…ho scoperto di avere capacità e la forza di affrontare anche cose difficilissime e riuscire a cavarmela e anche bene!  Ho imparato ad apprezzare tante cose che prima magari si perdevano nelle cose di tutti i giorni , e a lasciare andare le cose e le persone inutili e superficiali. 

Mi voglio più bene e vivo meglio!

Grazie Patrizia per la tua bellissima testimonianza, invitiamo tutti voi a raccontarvi sul nostro blog Fattore K! Per saper come cliccate qui!

Chiara: Le mie storie di famiglia e la paura del cancro

Il blog Fattore K non è solo il racconto delle vite di Vally e Libel, che vi invitiamo a leggere e a scoprire di settimana in settimana sulle pagine del blog, ma è un crocevia virtuale di tutte le esperienze che ci vorrete raccontare in tema di K. Oggi ripercorriamo la storia toccante di una donna che ha attraversato il territorio del Kancro nell’esperienza della sua famiglia, traendone grandi insegnamenti per sé. Buona lettura su Fattore Kappa!

Ciao io sono Chiara e se sono qui devo ringraziare mia nonna Flora.

La mia nonna Flora è mancata di cancro quando avevo solo 6 anni.

Questa perdita ha creato in me un legame invisibile e inconscio con il cancro. Il legame si è rafforzato negli anni quando tutte le persone della famiglia si sono ammalate o sono mancate a causa del cancro.

Sono cresciuta pensando: “Quando mi verrà” e non se mi verrà.

Nel 2014 sono andata a vivere in Brasile, io ero una giovane mamma energica, solare e realizzata. Non so se sia stato il fatto che sentissi la responsabilità della maternità sempre più forte ma il cancro mi veniva in mente sempre più spesso e nei momenti più impensati…Giocavo con i miei bimbi e piangevo per il terrore di ammalarmi e lasciarli soli.

Io sono una naturale ottimista, sono sempre stata così. Non mi sono mai dovuta sforzare, il mio bicchiere è sempre pieno e il mio mondo è a colori … quindi proprio non mi capacitavo di avere pensieri negativi e di questa portata! Una malattia! … dovevo venirne a capo.

Sono un ingegnere ambientale, ho studiato Fisica Quantica e ho sempre creduto nelle energie, nelle vibrazioni e nelle sincronicità.

Quella cosa, quel “pensiero tarlo” si stava presentando perché io lo affrontassi.

Ho iniziato un profondo percorso di autoconoscenza che mi ha visto sperimentare molte terapie olistiche. Tutte hanno contribuito a far affiorare una nuova prospettiva della vita, dei sentimenti e della mia storia.

Un giorno lessi che il modello terapeutico delle costellazioni familiari potevano aiutare anche per le malattie ereditarie e così decisi di provare…

Quando la costellatrice mi chiese: “cosa vuoi rappresentare? ”Il Cancro” risposi.

Io ancora non sapevo bene come funzionava, era la prima volta…la persona che interpretava me si è inginocchiata e ha iniziato a dondolare con il busto, avanti e indietro, quasi come un gesto autoconsolatorio…ha detto che sentiva profonda tristezza, si sentiva piccola…percepiva una bimba che piangeva e pregava. Io avevo dimenticato quel dolore, quello che per tanti anni mi ha accompagnato ogni notte e mi faceva piangere e pregare per la mancanza che sentivo, mi ero dimenticata di quella bimba, ero io.

Sono stati 2 anni di profonda introspezione. Ho ritrovato la mia parte bimba e ho imparato che avevo un cuore che sente e che comunicai incessantemente con me. Per sentire il cuore ho dovuto silenziare la mente, sembra facile ma, se hai idea cosa ci sia nella testa di una donna, capirai che non lo era.

Oggi mi sento l’ingegnere delle mie emozioni, parto da quelle per riprogettare la mia miglior versione.

Sono ritornata in Italia e ho deciso di ascoltare la mia vocazione. Sono diventata una coach e aiuto altre donne ad illuminare le dinamiche inconsce che non permettono di essere libere e di fare delle scelte coscienti nel rispetto del proprio cuore (Anima) invece che continuare ad ascoltare voci nella testa (Ego).

Ho avuto paura del cancro … poi ho capito che la mia cura sarebbe stato parlare di quel tabù e parlare con donne che direttamente o indirettamente hanno provato la stessa paura.

Io percepisco il cancro come una corrosione, un boicottaggio interno. La sensazione che le cellule ci tradiscano, mutando e uccidendo. 

Ma se lo specchio di quello che sono dentro è quello che sono fuori, mi chiedo “quando avviene il tradimento?”

Quale emozione interna mi sta corrodendo?
Come posso connettermi con queste emozioni inascoltate?
Come posso includere emozioni di cui non sono conscia?

La coscienza si acquisisce con la Presenza. Siamo così abituate ad ignorare quello che proviamo e ad “andare avanti” che ci perdiamo i piccoli segnali, le piccole briciole di luce che l’Universo ci lascia per permetterci di diventare coscienti.

Mi ascolto ora, adesso e… mi esprimo

La parola distingue l’uomo dagli altri esseri viventi. La parola ci permette di comunicare tra noi e di programmare le nostre menti verso vite prospere o carenti. Verso la malattia o la guarigione.

Parliamo di quello che sentiamo, parliamo a chi non c’è più, parliamo ai nostri cari che ci sono vicini o alle persone che sono state importanti nel nostro percorso di vita. E parliamo soprattutto a chi ha generato dei sentimenti negativi: rabbia, odio, paura, vergogna, invidia.

Le parole non dette corrodono dentro. Usiamo parole d’amore, d’ accettazione, d’inclusione, di leggerezza.

Parliamocon il cuore

Oggi mi sento più serena e i brutti pensieri se ne sono andati. Sento mia nonna molto vicina ma non la piango con nostalgia, è come se lei fosse diventata una fonte di forza per me costantemente presente.

Con amore
Chiara

Ringraziamo Chiara per la sua bellissima testimonianza, invitiamo tutti voi a raccontarvi sul nostro blog Fattore K! Per conoscere il nostro blog e inviarci il vostro contributo, cliccate qui!

Salvo Giaimis

Fattore Kappa vuole ricordare così una persona che ha avuto il piacere di conoscere.

Salvo ci ha colpito immediatamente con la sua dolcezza e lo spirito allegro.

Buon viaggio fra le nuvole in sella alla tua moto, corri felice ed abbi cura di tutti Noi da lassù!

Vally e Libel, autrici di Fattore Kappa

Sara “Percorsi di testa e di cuore”

Libel Seva e Vally, le autrici del blog Fattore K, sono emozionate e felici di pubblicare la storia di una di loro, una donna che corre! Buona lettura!

“La storia meravigliosa che sto per raccontarvi inizia nel giorno più brutto della mia vita. Mi chiamo Sara e sono una maratoneta per passione. A dicembre 2017 mi hanno trovato un carcinoma al seno, sono stata operata e ho fatto il solito giro: chemio, radio varie ed eventuali.

Sono riuscita a correre sempre, anche se lentamente e diminuendo un po’ i km. E quando i medici me lo hanno proibito temendo diminuzioni di valori contro la chemio, ho fatto delle belle ed energizzanti passeggiate, senza mollare mai.

Faccio parte di un gruppo Facebook che si chiama ‘Anche oggi si corre domani’.
Come riportato nella descrizione la pagina Facebook “in questo gruppo si parla di corsa ma anche di scuse per non correre. Vige l’anarchia (quasi) totale sempre nel rispetto reciproco”. Sono benvenuti ‘incoraggiamenti, post umoristici pro-corsa e pro-integrazione alimentare (birra, pirli/spritz, vino e specialità culinarie di ogni genere).

Le persone meravigliose che fanno parte di questo gruppo lanciano sfide singole e a squadre per correre piu km possibili, ma a me hanno dedicato una sfida davvero speciale.

Nel bel mezzo della mia ‘chemio rossa’, la peggiore, hanno lanciato il contest “#tutticonsara!” che in 3 giorni prevedeva di percorrere di corsa i 3.518,5 km del Giro d’Italia, sommando i km corsi dai runner del gruppo. Stupendo!!! E a me è sembrato di correre con loro, km e km anche se in quel periodo riuscivo solo a fare passeggiate. I km totali dei miei runner preferiti però non sono stati quelli del Giro d’Italia ma di più: 4.247 km!!!!

Non contenti di questo, un pomeriggio mi vedo recapitare un pacchetto da Brescia: contiene una maglietta con la scritta ‘Il Giro d’Italia con Sara’ . Una maglietta fucsia, rosa, del colore del cancro al seno, che mi porterà fortuna.

Nel frattempo la mia terapia va avanti e dopo un po’ decido di concedermi l’unica gara dell’anno: una corsa/camminata di 5 km che si svolge il primo di Agosto, alle 5:45 del mattino in una delle più belle zone di Genova: il lungomare di Corso Italia.

Mi presento all’appuntamento con la mia amica Marina, anche lei fa parte del gruppo. Parcheggiamo verso le 5:30 e a un certo punto credo di avere le allucinazioni: mi sembra di vedere Diná nel parcheggio. Lei è una ragazza del gruppo che viene da Brescia, che non ho mai visto di persona ma solo in foto.

Ma non è un’allucinazione: nel parcheggio si materializzano Diana, Chicca, Mary!!! Hanno viaggiato di notte per raggiungere Genova all’alba e per correre con me. In partenza trovo anche Micaela di Genova, complice con Marina di avere organizzato tutto. E il mio amico-collega Roberto, detto Bobo!

Sorprese così non capitano spesso nella vita, sono cose ‘da film’, sono cose che riempiono il cuore. Immaginatevi quanto lo riempiono quando c’è di mezzo la chemioterapia.

Parteciperà anche la mia migliore amica, Laura, che quel giorno non ha fatto la gara ma ha corso sempre con me su e giù per l’ospedale. Amica full time, amica in trincea.

Ha raccolto tutte le mie lacrime, così come tutte le terapie e molto altro ancora. Quel giorno abbiamo corso (anche in video chiamata con Irene), riso, fatto il bagno (in mare e nella fontana della piazza principale di Genova), camminato, bevuto, parlato e molto altro ancora.

Non dimenticherò mai quella giornata. È incisa nel mio cuore come nella medaglia che ci siamo fatte stampare su misura.

E allora vuoi non andarle a trovare le ragazze di Brescia? Partiamo Laura ed io. E mica in un momento qualsiasi: alla fine delle terapie, chemio e radio, a Brescia a festeggiare con gita al lago, pirli, spiedi bresciani e nuovi incontri con Alessandro, Donatella, Michela, la Lu. E video chiamata a Santino di Puglia, mio partner canoro in una improbabile sfida natalizia.

Insomma tante cose nel 2018 , tante cose anche belle.

E nel 2019 , ad aprile, indovinate dove sarà il primo raduno nazionale del gruppo Facebook “Anche Oggi Si Corre Domani”? A Genova!!!! In occasione della mezza maratona. E in quella occasione anche Laura gareggerà, perché un po’ è stata contaminata.

E ci sarà un altro special guest: Carlotta, amica di Laura e ora anche mia, che è oncologa e che mi ha preso per mano per accompagnarmi nel lungo viaggio del 2018.

Lei e Laura la medaglia l’hanno già vinta. Ed è d’oro!!!!

E la storia meravigliosa continua, arrivederci alla prossima puntata!”

Ringraziamo Sara per la sua bellissima testimonianza, invitiamo tutti voi a raccontarvi sul nostro blog Fattore K! Per saper come cliccate qui!

Elide “OLTRE L’INVERNO: LA RINASCITA DOPO LA MALATTIA”

Concludiamo il 2018 di Fattore K con un post intenso e ricco, perchè la malattia ha anche un lato propositivo e di  riflessione. Buona lettura!

Sarà perché è una giornata di vento freddo e dal mio quinto piano si vedono limpide le cime. Sarà che la fine dell’anno si avvicina, con i bilanci ed i buoni propositi. 

Un anno difficile, a livello personale e collettivo. Una specie di lungo inverno, in cui ci si ritira, si vive ripiegati su se stessi per proteggersi dal gelo. Ci si racchiude risparmiando le energie per le funzioni vitali e ci si nasconde un po’. Come gli animali, come i semi. 

Ecco, è ciò che è accaduto a me con la malattia ma è ciò che accade a ciascuno in questi tempi bui. 
Proteggersi da ciò che non si riesce più a capire, da ciò che fa male perché mette in crisi i valori con i quali siamo cresciuti e ai quali abbiamo informato la nostra vita può però portare a costruire barriere verso gli altri e all’indifferenza verso il Reale. Mi sembra che sia ormai diffusa una sorta di sovrastima dell’individualismo. Dell’egoismo. Se riesci a fare da solo e se riesci a mettere al primo posto te stesso o il profitto sei bravo. Prima di tutto, davvero.
Un esempio banale (lo racconto perché è esperienza diretta, non perché sia importante più di altri milioni di esempi): il 3 dicembre sono rientrata al lavoro dopo 10 mesi di malattia e cura per un tumore al seno. Così come sono stata accolta da cari colleghi sinceramente emozionati, ho incontrato pure tante persone che si credono fighe e che non hanno avuto nemmeno il tempo di salutarmi perché troppo occupate con scadenze e scartoffie e registri. Davvero, magari erano contente che ci rivedessimo dopo tanto tempo, ma dopo tanto tempo, non avevano IL TEMPO per fermarsi dieci minuti. Tesori miei, così non siamo splendide ma alienate.

Questo sarebbe oggi il lavoro? Parlerei piuttosto di produzione. Ormai sembra che si identifichi il lavoro con la produzione. Non è la stessa cosa. Il lavoro non significa sacrificare la propria umanità ma al contrario nobilitarla. 
Cosi come il business non è Economia. Economia significa “gestione della casa” non profitto a tutti i costi. Ci sono dei costi che non sono sostenibili: cioè, il gioco non vale la candela. 

Abbiamo perso il senso della Comunità. Ci vogliono far perdere il senso della Comunità, ci vogliono mettere paura, ci vogliono individui soli, monadi in una jungla metropolitana perché così siamo tutti deboli. Invece possiamo contrastare questa tendenza ormai globale. Possiamo fare Comunità. Possiamo pensare in modo diverso: questo pensiero unico è noioso, snervante, antiestetico. Questa freddezza emotiva è una palla, ragazzi. Non si è fighi quando si è freddi. Si è solo isolati. Non raccontatevi palle: tutti abbiamo bisogno di passioni, di innamoramenti, di storie in cui credere. Nella vita privata come nel lavoro, come nella vita sociale e politica. 

Allora, io mi dico: la chiusura durante il gelo dell’inverno serve a proteggere gli animali,   a far germogliare i semi.

Ecco, nel mio piccolo mondo interiore l’inverno della malattia, delle terapie ha protetto e fatto crescere un seme bello e importante: ho capito tante cose. Anche grazie agli amici veri che ho avuto accanto, che con amorevole passione mi hanno aiutata a capire.

Ed è nato un atteggiamento nuovo, potrei chiamarlo un programma di vita. Ho tante idee per la testa e come mi dice la mia amica Libel Seva, queste idee vanno condivise, bisogna fare rete, bisogna collaborare come hanno fatto lei e Vally con l’esperienza della malattia e con questo loro blog, Fattore K.

Spero che il fisico, che ha sempre arrancato affannosamente dietro le evoluzioni della mente, mi sostenga a dovere perché oltre a ritornare velocemente in sesto voglio mettere in atto un programmino offensivo niente male. Ho intenzione di avvalermi di armi sofisticate e ormai fuori uso, dimenticate, #parolechiave2019: Intelligenza, Cultura, Tradizione, Comunità, Passione, Altruismo, Gratuità, Bellezza.
So che tanti di noi ne hanno nostalgia e necessità. Allora, uniamoci (vi ricordo per caso qualcuno con la barba??). Ognuno nel proprio mondo, nella propria realtà, ma anche in quella comune, può fare molto. È il momento di metterci fantasia, un po’ di ironia e soprattutto di metterci il Cuore

#mettiamocilicuore:  si riparte dalla Condivisione. 

Cristina “SORRISI IN ROSA”

Fattore K, blog di storie e riflessioni sul cancro, vi propone una bellissima esperienza di immagini e parole che ha dato spazio ai sorrisi di donne colpite dal tumore al seno! Grazie a Cristina, siamo onorate di averti sul nostro blog!

Luisa e io ci siamo conosciute per caso, sempre che il caso esista, nel 2005. Il caso si chiamava “cancro al seno”, una diagnosi cascata sulla testa a entrambe ad un anno di distanza.

Luisa è stata le mie prime “parole di luce”, come mi piace definirla. È stata la prima persona a farmi sentire meno sola, a farmi capire che da quella lavatrice di ombre e paura ne potevo uscire. A farmi capire che la donna che ero stata l’avrei ritrovata, ancora più forte e bella di prima.

Sì, perché il cancro al seno mette a dura prova quella che è la tua femminilità, se ne impossessa e la ribalta, come i ladri che ti entrano in casa di soppiatto e buttano tutto all’aria, mettono le mani dappertutto, violano tutto.

Ti tocca il seno, nel migliore dei casi lasciandoti una cicatrice in esito di una quadrantectomia; Ti ruba i capelli, la chemio non perdona; Ti regala una prova generale di menopausa, allontanando o negando la possibilità di diventare un giorno madre.

Luisa, che quell’avventura l’aveva già attraversata ed era davanti a me bella e luminosa, mi ha saputo regalare quelle parole di conforto preziose e lenitive di cui avevo bisogno, come uno che si è smarrito per giorni nel deserto e vuole solo un sorso d’acqua.

Così quando due anni fa mi ha proposto di diventare testimonial del suo progetto fotografico, che voleva regalare alle donne colpite dal cancro al seno un messaggio di speranza, ho accettato subito e ho  rilanciato, proponendole di usare proprio le parole, che sono la mia passione e la mia vita, per dare ancora più corpo alla sua idea.

Così accanto ai suoi meravigliosi ritratti fotografici, che Luisa scatta, con amore e grande professionalità, scegliendo insieme alle singole testimonial il set naturale da loro preferito, abbiamo composto dei meravigliosi ritratti a parole, frutto di laboratori creativi in cui le ex pazienti coinvolte si sono messe in gioco e si sono raccontate, al di là della malattia.

Il potere creativo delle parole, infatti, è molto utile per riconoscersi e prendersi cura di sé, anche in situazioni critiche come la malattia; ci permette di riprende il contatto con noi stessi e scoprire che non siamo quello che facciamo, ma siamo molto di più, rigenerandoci attraverso la nostra stessa storia.

A oggi sono 24 le donne che hanno preso parte al progetto “Sorrisi in Rosa”; 24 donne meravigliose, che hanno attraversato il difficile percorso del cancro al seno e hanno voluto testimoniare “mettendoci la faccia e il cuore” che si può guarire e rinascere più belle e forti di prima. Ma già abbiamo contatti con nuove testimonial che vogliono dire alle loro sorelle “coraggio che ce la puoi fare”!

Humanitas ha visto in questo progetto la grande forza delle idee spontanee e del valore dei messaggi condivisi tra pari e ha sposato la nostra idea trasformando “Sorrisi in rosa” in una serie di appuntamenti nel mese di ottobre dedicati alla prevenzione. 

Senza questa avventura magari Luisa e io non ci saremmo mai conosciute e non avremmo mai messo a frutto le due facce complementari della nostra creatività dando speranza e voce  a tante altre donne. Perché ogni giorno è bellezza e va celebrato. E ogni donna è un essere meraviglioso e va onorato.

Barbare “SIAMO QUI PER CAPIRE, FORSE PER GUARIRE”

Fattore K vi propone una storia particolare, su come cambia la vita dopo una diagnosi… buona lettura e grazie Barbare di averci offerto la tua storia!

Ciao, il mio nome poco importa sono uno o una delle tante. Sono forse bionda o mora, alta o bassa, sono comune come è comune la vita e lo è ancora di più la malattia.

Sono una persona, questo è già un elemento importante, come tante ma che, a differenza di molte, è stata allo stesso tempo coccolata
dalla vita per certi versi, e messa a dura prova per altri.

Ho avuto quasi tutto ciò che si possa desiderare o la maggior parte ( aspetto ancora lo yacht e la villa ad Arcore, ma non sono una prostituta quindi mi sa che tocca aspettare ) .

Una vita stimolante, studi brillanti viaggi ovunque … davvero ovunque! Tutto ciò era normalità per me: salire su un aereo fermarmi a Miami per mangiare con un’amica e riprendere il volo per Tokyo. Forse avrei preferito viaggiare di più in business … ma quello è arrivato col tempo.

Era tutto il preludio di una vita perfetta, stimolante, anche un po’ glamour se vogliamo! Mi lasciavo trasportare dalle onde tiepide della vita.

Un giorno, tra un viaggio e l’altro, vedo che ho sempre più difficoltà ad alzarmi al mattino. Ho uno stato di fatica cronica. Sembra come se il mio corpo lanciasse un campanello d’allarme. Ero senza forze e soprattutto non sapevo cosa fosse e cosa stesse succedendo alla mia perfetta vita.

Comincio le analisi, i controlli, medici di qua e medici di la come se piovessero. Nessuno capisce nulla, diagnosi che volano, ecografie anche all’alluce del piede perché non si sa mai.

In questi casi ci si rende conto che l’umanità di cui siamo fatti scompare e diventiamo tanti topolini bianchi . Per la serie il magico mondo di Fievel ….

Non sei più la donna stratosferica o la manager in carriera ma un sacco di organi, ossa, e forse muscoli … Abituati ad essere venerati, ci si ritrova nella versione lussuosa di ER …. ma senza quella sfilza di manzi in età da riproduzione che ha fatto la fortuna della serie.

Ma ci si accontenta, in fondo siamo lì per capire e forse ( non sempre è così ) per guarire.

Quindi metto i miei occhiali Prada, un filo di rossetto prima di fare la TAC (che non sia mai la mia foto esca male) e continuo a spazientirmi sul divanetto Frau della sala d’attesa. In fondo, concedetemi di essere insopportabile e un filo acida …

Dopo Tac, risonanze, esami nessuno capisce nulla di cosa succede.

Nonostante il mio sangue freddo che mi ha aiutato in svariate situazioni di lavoro, comincio seriamente a farmela nelle mutande. E oggi porto il perizoma… la cosa non mi viene in aiuto …. e neanche il pantalone bianco…

(Barbare continuerà a raccontarci le evoluzioni della sua malattia……)

Mamma V. “FELICI DI VIVERLA QUESTA VITA”

Il blog Fattore K vi propone la storia di una mamma che ci parla della sua bambina.. Buona lettura!
 
Mia figlia nasce in una bella giornata autunnale, nasce velocemente e senza intoppi, da lì già si capiva che avrebbe affrontato la vita così, come un ciclone improvviso. Appena nata le è stato diagnosticato un nevo melanocitico, era grande  10x 15 cm, dietro la nuca, subito ci dissero che quel nevo sarebbe stato tenuto sotto controllo e poi tolto . 
 
Passano i mesi e i capelli nascondono il nevo, ma ogni sei mesi venivano rasati per fare la mappatura. A 15 mesi ci viene detto che nella nostra città  non sarebbe stato possibile toglierlo, per cui potevamo solo controllarlo e sperare che non sarebbe diventato mai maligno, purtroppo avendo una familiarità con i melanomi le percentuali erano tutt’altro che buone. Una sentenza di morte, che anno dopo anno aumentava del 2% la possibilità. di esito negativo.
 
Decidiamo di fare il giro degli ospedali pediatrici e approdiamo al centro ospedaliero dove inaspettatamente ci dicono che aspettare era ridicolo e che l’avrebbero operata appena possibile, che avrebbe dovuto portare un espansore cutaneo per mesi e poi ci sarebbe stata la rimozione definitiva… 
 
Chiediamo un terzo parere, anche quello contro la rimozione per la pericolosità degli interventi… ma qualcosa ci diceva che dovevamo rimuoverlo quel neo e così.
 
Iniziammo l’iter di rimozione. A 18 mesi  mia figlia inizia il ciclo di espansioni… ogni settimana le fanno un’iniezione sulla testa per riempire l’espansore d’acqua e così recuperare cuoio capelluto, ogni settimana impara che quel posto è brutto e non ci vuole andare. 
 
Procediamo così per 4 mesi, poi ci dicono che finalmente abbiamo abbastanza pelle e che possiamo operare. Non si è mai lasciata abbattere, dopo ogni operazione bastavano poche ore e si rialzava per correre e giocare, alla fine il neo è stato rimosso… 
 
Purtroppo l’incubo potrebbe ritornare, per cui ogni anno viviamo con il fiato in gola l’iter dei controlli, ma tutto questo ci fa vivere la vita diversamente.
 
Molto più consapevoli di quello che siamo e di cosa vogliamo e soprattutto felici di viverla questa vita.