Pamela: “FATTORE K COME KAKKA”

Ecco un messaggio che vuole essere un invito alla riflessione sul Fattore K . Grazie Pamela!


Un’antica storia popolare cinese  racconta di un vecchio contadino al quale una mattina fuggì il cavallo che adoperava nel lavoro dei campi. Alla notizia i vicini di casa si recarono subito dal contadino per manifestargli la loro vicinanza in questo momento di grande sfortuna per lui. “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo?!”, si limitò a dir loro il vecchio contadino. Il giorno seguente, infatti, il cavallo fuggito fece ritorno alla stalla; aveva trascorso la notte sulla montagna e, tornando a valle, era stato seguito da una mandria di cavalli selvatici.

Quando i vicini vennero a saperlo, subito corsero dal vecchio per congratularsi con lui della straordinaria fortuna che gli era capitata! “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo?!”, sentenziò nuovamente il contadino.  Fu così che quello stesso giorno il figlio del contadino decise di cavalcare il più forte dei cavalli selvaggi, per ammaestrarlo e utilizzarlo nel lavoro nei campi. Ma mentre tentava di domarlo, il cavallo selvaggio lo disarcionò, facendo cadere violentemente a terra il figlio del contadino che si ruppe una gamba. Ancora una volta la gente del villaggio non esitò nel correre a casa del contadino per piangere insieme a lui l’evidente disgrazia che su di lui si era abbattuta.

Ma ancora una volta il vecchio non si scompose più di tanto e si limitò a sentenziare: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo?!”Avvenne infatti che in Cina scoppiò una terribile guerra e che i capi dell’esercito, che viaggiavano di villaggio in villaggio per reclutare soldati, vedendo il figlio del contadino con una gamba rotta non si fermarono e passarono oltre.”

 Ci approcciamo alla vita incentrati sull’idea “della fortuna cieca e della sfiga che invece ci vede benissimo!“ o ancora peggio confondendo responsabilità con merito. Se le cose non vanno bene scomodiamo la colpa, il peccato, l’essere indegni per qualche motivo naturalmente sconosciuto ( Karma? colpe transgenerazionali?)…

Passiamo tre quarti della nostra esistenza a cercare spiegazioni:  leggi di causa ed effetto che ahimè, qualora esistessero, certo non migliorerebbero il nostro benessere mentale.

Perché quando la –K- (ribattezziamola  KAKKA) colpisce hai voglia a trasformarla nel fattore -Q- !!! Noi psicologi alle volte siamo degli ipocriti e io non mi pagherei una seduta per sentirmi dire di “Vedere il bicchiere mezzo pieno” e mi viene veramente voglia di urlare contro i colleghi che danno spiegazioni collegando stati mentali alle disgrazie altrui.

Dove sta l’aiuto? In che modo posso essere utile alle persone? Questa è la mia questione.

Andare incontro al dolore.

Incontro Libel, per me donna più sana, equilibrata, forte, radicata, consapevole, e chi più ne ha più ne metta, che abbia conosciuto negli ultimi tempi.

La conosco, nasce un’amicizia, lei mi sta vicino, la sento mentore.

Mi accorgo che non sta bene, ma ovviamente non è niente è impossibile che LEI, LIBEL, SEVA abbia qualcosa di grave….

Eppure la KAKKA accade ed io mi ritrovo improvvisamente nel dolore, in un altro dolore, che la vita mi sta dando. E nella mia mente parte il famoso perché….perchè … perché LEI, perché un’ amica… accidenti, che sfortuna!!! E la coscienza inizia ad essere oppositiva inizia ad elencare tutti i NO, i NON, gli AVREI… mi sento  e invento colpe…Inizio addirittura a pensare che questa notizia sia il preludio di qualcos’altro che poi debba  essere per forza bello.

Andare incontro al DOLORE.

IL DOLORE FA MALE, IL DOLORE FA DELIRARE il DOLORE è uno SCHIFO che non vuoi per te e i tuoi cari.

Se io sto così, LEI? LEI starà male a modo suo…. Perché ogni dolore elicita la storia singolare, e solo LIBEL è nella sua-

ANDARE INCONTRO AL DOLORE-

Fortuna, sfortuna sento che non posso essere ipocrita e decido che non è tempo di spiegare o di dare una pacca sulla spalla.

Penso “all’ essere UTILE”, a chiederle “Come va?”, penso di ascoltare il suo racconti, cerco di essere disponibile in piccoli stupidi e quotidiani gesti.

Cerco dI stare senza far finta di essere diversa da come solo. Vado incontro al suo “KAKKA”, al suo dolore senza nessuna filosofia o missione speciale- Non ho niente da insegnare, ma non mi voglio nascondere.

La mia questione: essere utile

Care Libel e Vally, fattori K.

Lanciatemi una provocazione sull’essere utile !